Il regno della paccottiglia

In fondo, in fondo, qualche capacità bisognerà riconoscerla a coloro che stanno impestando il Centro di rivendite tutte uguali, imbottite di calamite-felpe-borse-bicchieri-occhiali-cartoline-cappelli-souvenir-ombrellini-cappellini e ora anche saponette a tema monumenti romani. Hanno un radar (o qualche soffiata) quando chiude un’attività e soprattutto quando la medesima attività ha appena rinnovato un contratto di affitto. Prendono possesso dei locali, subentrano all’affittuario senza far capire nulla (non sempre) al proprietario e locatore, scorporano – quando sono più di una – le licenze per distribuirle in più attività. Allestiscono arredi e stigliature in un battere di ciglia e voila ecco l’ennesimo negozio uguale ad altri cento. E con una distanza dagli altri cento pari in media a un paio di metri. Sì, perché questi negozi-paccottiglia non hanno problemi di concorrenza: vendono tutti le stesse cose, sono tutti vuoti allo stesso modo e i gestori/commessi stanno tutti fuori dalla porta allo stesso modo. Non contenti di aver sequestrato quasi tutti i locali del Centro (mai fatto un giro su via dei Baullari o in via di Propaganda?), hanno fatto incetta anche delle edicole, trasformate in rivendite degli stessi prodotti dei negozi con in più qualche copia di Repubblica o Messaggero, giusto per mantenere la licenza dell’edicola. Gli artigiani faticano, i negozi di vicinato sono ormai i supermercati, le attività storiche o le attività diverse dalla paccottiglia (ma anche dai locali mangia&bevi) si contano sulla dita di una mano. E il paesaggio ma anche l’anima del Centro cambiano anche per un commercio aggressivo che non trova ostacoli sulla sua strada. Al pari dei minimarket che nonostante tutte le regolamentazioni riescono ancora a tirare su la saracinesca nelle strade tutelate del Centro. (aacs)

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